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L’Associazione Comunità San Maurizio nasce nella seconda metà degli anni settanta dall’esperienza di volontariato privato della famiglia Molari rivolta a persone emarginate.
Quasi per caso, attraverso il proprio lavoro di artigiani, avviene il primo contatto con gli ospiti del carcere di Rimini, in virtù di una convenzione stipulata tra lo stesso carcere e la ditta per la quale la famiglia Molari al tempo lavorava.
Dall’iniziale rapporto lavorativo è maturato il desiderio di aiutare queste persone cercando di fornire il loro reinserimento in società una volta scontata la pena.
L’Associazione Comunità San Maurizio nell’ottobre 1985 si costituisce come Associazione di Volontariato e nell’aprile del 1986 viene iscritta al Registro Territoriale dei Soggetti Privati; a partire da questo momento viene tracciato per la prima volta un programma terapeutico con l’inserimento di figure professionali (Psichiatra, Psicologo).
Nel 1990 l’Associazione Comunità San Maurizio viene iscritta all’Albo regionale degli Enti Ausiliari operanti senza scopo di lucro.
Sin dall’inizio il suo punto di riferimento centrale è stato il modello familiare e questo ha portato a non sottovalutare mai il ruolo di padre, madre, figli e fratelli. Questa esperienza cambia quando si decide di allargarsi costituendo la Comunità.
Con il passare del tempo si è capita l’importanza di non dimenticare mai che gli ospiti della Comunità hanno una loro madre, un loro padre, sono cresciuti in un ambiente diverso con un altro tipo di educazione , con altri schemi familiari e sociali. Giorno dopo giorno la famiglia Molari ha capito che lo scopo da raggiungere era ed è aiutare i ragazzi a diventare indipendenti ed autonomi: il primo passo fatto in questo senso è stato rendere responsabile gli ospiti per le piccole cose della vita quotidiana come le pulizie di casa, la gestione della cucina, ecc..
Contemporaneamente sono rimasti come punti saldi del pensiero fondante l’Associazione Comunità San Maurizio il credere nell’esperienza della vita comunitaria come esperienza “terapeutica” per le persone con gravi disagi e/o patologie mentali. Infatti è proprio l’insieme dei vari momenti della vita comunitaria e dei diversi ruoli degli operatori (psicologi, educatori, operatori, volontari) che contribuiscono con modalità diverse a nelle loro specifiche competenze, alla presa in carico della persona nella sua interezza prima ancora che sua sintomatologia. La vita comunitaria nella sua globalità costituisce un “contenitore” indispensabile per l’innesto stesso della cura e per le sue maggiori possibilità di successo.
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